Come foglie nel vento, e invece no
La panchina nel parco è di legno che profuma d’acqua. Si scorgono le venature, qualche crepa dovuta all’umidità e le intemperie della vita così esposta ai cambiamenti del clima.
Seduto leggi un libro. Sdraiata con la testa poggiata sulle tue gambe, le mie accavallate, leggo anch’io.
- Sento l’estasi del momento.
- Ti piace stare con me?
- Respiro il verde e scruto l’azzurro. E nel verde ti ritrovo.
- Io ritrovo te nell’azzurro. E nei sorrisi che mi doni ogni volta.
- Si vede che te li meriti, ogni gesto non è a caso.
- Ti colgo fra le righe, sento la tua impertinenza nel dirmelo.
- Sei uno splendore, lo sai? Qualcosa che a me doveva tornare.
- Non me ne sono mai andato.
- Per un attimo ho temuto ma ho tenuto salda la mano. E sai perchè?
- Perchè lontana da me non ci sai stare. C’è la luce nel tuo sguardo ogni volta che mi pensi, io ti faccio bene.
- No, tu fai molto di più. Ancora non l’hai compreso e nemmeno io so spiegarlo.
- La vedi quella foglia?
- Quella rossa? Quella lì per terra?
- Si è staccata dal ramo perchè c’era vento. Tu da me non ti staccherai nemmeno con la tempesta.
Mi alzo e cammino. Mi alzo e vado verso la foglia.
La colgo da terra, mi siedo nel prato. Mi giro, sorrido, ci sei. Ti alzi e vieni verso di me. Ti siedi accanto, allunghi il tuo braccio attorno alle mie spalle.
- Copriti, si alza l’aria. Piccolina, mi prendi freddo.
- Si alza l’aria ma non mi stacco.